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Interruzione della malattia con giornate di ferie


Il lavoratore può interrompere la malattia con giornate di ferie (maturate e non ancora godute) al fine di non superare il periodo di comporto. Il principio è stato ribadito dalla Corte di Cassazione con la recente sentenza nr. 7433/2016.

Un lavoratore era stato licenziato per superamento del periodo di comporto nonostante prima di tale termine aveva chiesto alla società datrice di usufruire di un periodo di ferie.  Tribunale e Corte d’appello avevano ritenuto illegittimo il licenziamento, la società resisteva con ricorso per Cassazione. Deve rimarcarsi – ha esordito la suprema Corte -che secondo un primo orientamento il lavoratore non potrebbe scegliere arbitrariamente il periodo di godimento delle ferie, né imputare a ferie le assenze per malattia, trattandosi di evento che va coordinato con le esigenze di un ordinato svolgimento dell'attività dell'impresa, e la cui concessione costituisce una prerogativa riconducibile al potere organizzativo del datore di lavoro.

Ma secondo un diverso e ormai consolidato indirizzo, deve invece ritenersi prevalente l'interesse del lavoratore alla prosecuzione del rapporto,  conseguendone che il lavoratore ha la facoltà di sostituire alla malattia la fruizione delle ferie, maturate e non godute, allo scopo di sospendere il decorso del periodo di comporto, gravando quindi sul datore di lavoro, cui è generalmente riservato il diritto di scelta del tempo delle ferie, dimostrare - ove sia stato investito di tale richiesta - di aver tenuto conto, nell'assumere la relativa decisione, del rilevante e fondamentale interesse del lavoratore ad evitare in tal modo la possibile perdita del posto di lavoro per scadenza del periodo di comporto.

L'orientamento risulta confermato dai successivi arresti di legittimità (cfr. Cass. 7 giugno 2013 n. 14471) ove sono valorizzati i canoni di correttezza e buona fede nell'esecuzione del contratto, con conseguente cassazione della sentenza d'appello che "pur dando atto, correttamente, che non esisteva nessuna norma che imponesse l'accoglimento delle ferie - rimesse ad una valutazione discrezionale del datore di lavoro chiamato a bilanciare esigenze contrapposte- non aveva tuttavia considerato che, al fine di evitare il licenziamento, e quindi la perdita del posto di lavoro, fonte di reddito per il lavoratore e la sua famiglia, l'ordinamento, in ossequio alle clausole generali di correttezza e buona fede, avrebbe imposto alla società di venire incontro alla richiesta del lavoratore, una volta ponderati i contrapposti interessi". Nella specie la sentenza impugnata ha accertato che il datore di lavoro non aveva neppure dedotto, né tampoco provato, la sussistenza di ragioni organizzative ostative alla concessione delle ferie, sicché il ricorso è stato ritenuto infondato.

Studio Gorini – Consulenti del Lavoro